Colloquio con il Priore della Badia

    COLLOQUIO - INTERVISTA CON IL PRIORE
    Articolo tratto dal numero 2 del 2000 de Il Foglio

    LA VOCE DEI CISTERCENSI SUL RITORNO A BADIA
    Colloquio intervista con Padre Giuseppe Gaffurini di Giovanni Meriana

    In occasione di un recente viaggio a Roma, ho avuto modo di conoscere padre Giuseppe Gaffurini, priore del monastero cistercense di San Bernardo alle Terme e di godere la sua ospitalità. l'incontro mi ha fornito l'occasione per un colloquio-intervista sul ritorno dei Cistercensi a Tiglieto. I lettori ricorderanno che Il Foglio aveva patrocinato con forza, anni addietro, il restauro di Badia e la sua apertura al pubblico. L'appello, assieme ovviamente a quello di altri soggetti, è stato accolto dalla Provincia e dal Comune di Tiglieto, con un epilogo che nessuno, negli anni '90, poteva immaginare: il rapido restauro di un simile monumento e il ritorno a Tiglieto, in tempi brevi, dei monaci. Per essi l'occasione di far sentire sul Foglio la loro voce non era ancora avvenuta. Ma ci sembrava giusto che i lettori conoscessero, attraverso la loro parola, obiettivi e motivazioni, e che il significato di questo evento davvero epocale sia chiaro e completo.

    Padre Giuseppe, il ritorno dei Cistercensi a Tiglieto è dunque una realtà.

    Sì, una realtà spirituale. Non torniamo, infatti, per motivi storici, artistici, ambientalistici, folcloristici, nostalgici, commerciali... Torniamo in obbedienza ad una chiamata avvertita da molti prima di noi, da noi nel 1998, in occasione del IX centenario della fondazione di Citeaux. La stessa generazione di monaci che fondò il Nuovo Monastero (così veniva chiamata Citeaux per il nuovo genere di vita monastica che là si conduceva) scelse pochi anni dopo, nel 1120, Tiglieto come luogo ideale per vivere soli con Dio.

    Ma si può incontrare Dio ovunque, tanto più nella Città Eterna; perché Tiglieto?

    Proprio perchè Dio si può incontrare ovunque anche in un luogo solitario, figure di quella solitudine, di quel vuoto che sembra separare-distanziare l'uomo da Dio. Il monaco occupa quello spazio-distanza che separa l'uomo dal suo simile e da Dio alla cui somiglianza è stato creato. Quello che sembra uno spazio di morte è in realtà sempre la possibilità di una vita nuova.
    Il fondo di una valle, chiusa da una corona di monti e bagnata da un corso d'acqua diventa ricordo del grembo materno inizio sempre possibile di vita nuova.

    Pensa davvero che a Tiglieto possa nascere qualcosa di nuovo?

    Non lo penso, l'ho già constatato da quando abbiamo ridato ossigeno alla radice della pianta cistercense in Italia, sui rami della nostra Congregazione monastica è nato un nuovo frutto di una fondazione in Cile. Il collegamento può sembrare artificiale, ma chi l'ha vissuto in prima persona ne può dare testimonianza. Tra le tante parti del mondo da cui ci giungono richieste di fondazioni la Provvidenza ha guidato i nostri passi a Santiago del Cile, senza che nessuno di noi sapesse del rapporto (stabilito dagli emigranti) di quel Paese con Tiglieto. Quale non fu la nostra sorpresa quando entrando nella Nunziatura di Santiago per aggiornare il Nunzio circa la nostra intenzione di aprire un monastero nella diocesi limitrofa di San Bernardo (!) fummo accolti dal suo segretario, un prete della Diocesi di Acqui Terme (!) e salutati come coloro che stavano riaprendo l'abbazia di Tiglieto (!). Lo stesso stupore ci accompagnò quando incontrammo numerosi emigranti fummo salutati allo stesso modo: molti di loro, pochi mesi prima, durante un viaggio in Italia, avevano potuto constatare con il massimo della gioia l'inzio dei lavori di restauro di Badia. La nostra presenza in Cile e il ripristino della presenza a Tiglieto erano per loro motivi di un' unica gioia.

    Presenza in nuove città, in grandi metropoli, presenza in valli remote dell'Appennino: non vi disorienta la differenza?

    Dipende da chi si cerca: noi non cerchiamo nè il tumulto, nè il silenzio, nè la ribalta, nè il nascondimento, nè il lavoro, nè la quiete, nè la predicazione, nè lo studio... ma cerchiamo il Signore che è equidistante dall'una e dall'altra cosa, o meglio che si trova nell'uno e nell'altro modo.

    I monaci cercano il Signore, la gente, gli enti Pubblici che hanno investito denaro, cercano un ritorno: le due ricette si incontreranno?

    Certamente. I monaci cercano il Signore ma Egli non si lascia trovare sino a che la nostra ricerca non avrà servito tutti i fratelli. Chi dice di amare Dio che non vede e non ama il fratello che vede è bugiardo: non cerca Dio ma sè stesso. Vigileremo reciprocamente perchè le nostre ricerche già sincere diventino vere: è una strada lunga e faticosa, ma non ce n'è un'altra. Questo Papa ha detto che l'uomo è la via della Chiesa a Dio.

    Quindi possibilità per tutti?

    Noi siamo gli eredi dei Fondatori di Tiglieto, ma non siamo gli unici eredi. I monaci nel 1120 bonificarono i terreni, insegnarono l'arte di coltivare, impiantarono officine, furono i missionari del Gotico in Italia, esercitarono la giurisdizione, facevano politica, pastorale e quant'altro... E' un'eredità troppo grande per noi (fortunatamente sino ad oggi è stata ed è tuttora gestita molto bene dalla Signora Camilla Salvago Raggi e dal Signor Marcello Venturi) ben vengano altri eredi "ciascuno faccia tutto ciò che gli compete, solo ciò che gli compete".

    Ha accennato al Gotico. La Chiesa di Tiglieto presenta ancora forte il richiamo a quello stile: nel rispetto di quei canoni fu costruita. Lo stato avanzato dei restauri guidato dalla Soprintendenza cosa ci offrirà?

    La Provvidenza, che nei decenni trascorsi si servì degli "errori" della Soprintendenza, sembra ora servirsi della sua competenza che ci permetterà di gustare il meglio di ciò che l'edificio ci offre allo stato attuale.

    Ripristinato l'antico stile, con quale dei due titoli, a cui la chiesa era dedicata verrà riconsacrata?

    Il titolo di Badia in origine era "Santa Croce" successivamente trasformata in "Santa Maria di Tiglieto". La scelta si è presentata senza soluzioni. Abbiamo sperimentato la stessa difficoltà del neo-eletto Pontefice succeduto a Giovanni XXIII e a Paolo VI e l'abbiamo risolto usufruendo della sua infallibilità salamonica, si chiamerà: "Santa Maria alla Croce". Il nome dice il programma, il nuovo monastero non sarà un paradiso artificiale, facilmente raggiungibile evitando le difficoltà della vita e incontrando sicura morte, ma un vero paradiso che non sfuggendo alla certezza di dover morire si raggiunge proprio accettando di morire ogni giorno, finchè giunga il giorno della morte, primo giorno del Paradiso.

    Mi permetta un'ultima domanda...prima di morire (!) I Cistercensi si considerano un Ordine più contemplativo che attivo?

    E' una definizione inesatta. Parafrasando San Bernardo potremmo dire: contemplare solo non basta, agire soltanto è lavorare invano, l'insieme di contemplazione e azione è la perfezione. Nel trattato della maturità che San Bernardo scrive al suo discepolo Eugenio III divenuto Papa, nel "De consideratione", San Bernardo trova l'equilibrio tra contemplazione e azione. L'esercizio della considerazione imparato dai naviganti, che in mare trovano la rotta guardando le stelle, diventa la guida sicura nel nostro cammino. Considerando Maria la Stella del mare, Bernardo invitava ogni uomo che doveva attraversare i marosi della propria vita: "Respice stellam, voca mariam" (guarda la stella, invoca Maria!).
    I monaci tornano a suggerire quest'arte all'uomo, al fratello.
    Perché il monaco non la tiene per sè dopo averla imparata?
    Perché il monaco sa che Dio non ama i monaci, ma tutti gli uomini.

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