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COME RAGGIUNGERE LA BADIA

Badia, il campanilePer raggiungere la Badia di Tiglieto, il cui vero nome tuttavia è Abbazia di Santa Maria alla Croce, occorre, superato l’abitato di Casavecchia (sede del Municipio ) continuare a percorrere la strada provinciale che collega Tiglieto con il comune di Urbe. Attraversato il ponte sul fiume Orba - si potrà notare sulla propria destra l’antico ponte romanico, attualmente percorribile solo a piedi - e subito dopo si incontrerà il bivio con la strada che porta ad Olbicella e il cartello indicante il parcheggio a 450 metri. Il parcheggio è molto ampio e consente di ospitare decine di auto e pullman.
E’ consigliabile lasciare l’auto proprio in questo incrocio, e incamminarsi a piedi lungo l’unica strada sterrata che è presente. Da qui si può già ammirare il campanile della Badia. Lo sterrato è breve, circa 400 metri, ma consente di ammirare tutta la piana, un paesaggio che ben pochi si aspetterebbero di trovare in mezzo a questi monti. Arrivati nei pressi del complesso si potrà ammirare lo splendido bosco di cedri, abeti, larici, tassi e platani colossali che costituiscono una parte dell'ex edificio abbaziale, che d'estate viene abitato dalla Marchesa Camilla Salvago Raggi, proprietaria dell'intera area. 
AVVERTENZE Si ricorda che tutto il territorio è proprietà privata e quindi occorre massimo rispetto, sia perché non ci troviamo di fronte ad un luogo abbandonato, sia perché le case che sono adiacenti sono abitate da persone che qui vivono e lavorano.

LA FONDAZIONE DELLA BADIA

Il complesso monumentale di Badia fu fondato, nel 1120, da Pietro abate del convento di La Ferté, della diocesi di Chalons su Saone, e fu la prima comunità cistercense al di fuori del territorio francese. E' risaputo che le comunità cistercensi non costituivano soltanto luoghi di preghiera, ma attraverso il lavoro agricolo e l’applicazione delle varie tecniche a loro conosciute, realizzavano centri che contribuivano allo sviluppo economico del territorio e contemporaneamente lo connotavano fortemente dal punto di vista fisico.
I segni di queste trasformazioni cistercensi sono evidenti: la piana, dominata al centro dall’Abbazia, oggi prato, era allora intensamente coltivata, lo si può notare dall'andamento dei vari prati, modellati a schiena d'asino per far defluire le acque meteoriche; ai margini delle aree coltivate, le zone destinate a pascolo, che tendono ormai a confondersi col bosco circostante, a causa dell’avanzare del cespugliato; il bosco, oggi in gran parte abbandonato, forniva il legno necessario alle attività agricole.Anche l'Abbazia, quantunque sia rimasta integra nei suoi elementi essenziali -chiesa, convento, chiostro, refettorio, edifici agricoli - denota le profonde trasformazioni strutturali succedutisi nel tempo.
L'Abbazia è costituita, a nord, dalla chiesa, con l’asse principale orientato da ovest ad est; ortogonale a questo edificio, sul lato est, si trova l’edificio conventuale, da cui si diparte il volume già destinato a refettorio; nel complesso, chiesa, convento e refettorio racchiudono i tre lati del chiostro; sul quarto lato, e nelle immediate adiacenze, altri volumi destinati ad uso agricolo.

DALLA FONDAZIONE AL XIII SECOLO

Badia, facciata principaleNel 1132 Papa Innocenzo II conferma la fondazione sotto la regola di S. Benedetto, modificata secondo quella dei Cistercensi e concede al Monastero vari privilegi, che vennero confermati nel 1186 anche da Papa Urbano III, con bolla inviata a Nicolò, abate del Monastero. Anche vari Imperatori del tempo concessero vari privilegi, da Arrigo V a Ottone IV a Enrico VII.Se ne deduce che la Badia era tenuta in grande considerazione ed era molto influente sulle vicende storiche del tempo. Dalla Badia i monaci partirono per fondare altre abbazie come Lucedio, Casanova, Staffarda, Castagnola.I monaci di Tiglieto avevano l'amministrazione delle Pievi di Ponzone e di Molare e possedevano le chiese di Varazze, di S.Leonardo presso Alessandria, Capriata e Castelletto d'Orba vicino ad Ovada.E' molto probabile che questo periodo di grosso splendore fosse supportato dalla presenza di S. Bernardo che la tradizione vuole che abbia nel 1133 scritto proprio a Tiglieto la lettera al popolo di Genova, in cui esortava a perseverare nelle opere di pietà, nella devozione alla Santa Sede e nella difesa della religione.

DAL XIII AL XVIII SECOLO

II complesso degli edifici ha subito, nei secoli, una serie di vicissitudini legate alle vicende storiche ed agli assetti proprietari; nel 1442 il monastero cistercense fu soppresso da papa Eugenio IV, perdendo l’autonomia divenne "Commenda"; nel 1648, il cardinale Lorenzo Raggi, ottenne da Papa Innocenzo X la Badia in enfiteusi perpetua; con l’avvento della famiglia Raggi, tra il Sei e il Settecento, nell'Abbazia sono state avviate una serie di profonde trasformazioni che ancora oggi vediamo:
il corpo del convento è state trasformato in abitazione, sopraelevandolo di un piano ed è stato costruito l'attuale campanile;
la chiesa è stata profondamente modificata, invertendone l'orientamento (la facciata originaria divenne l'abside, e viceversa), la tradizione dice che venne ucciso un monaco mentre celebrava la S.Messa, e così per dimenticare il terribile episodio si decise di invertire il posto dell'altare;
l'originaria copertura a capriate lignee della navata centrale è stata sostituita da una volta a botte, mentre le navate laterali sono state coperte con volte a crociera;
nei secoli successivi il chiostro ha subito un progressive degrado, con la completa sparizione delle tre gallerie, sostenute da colonnine, ed addossate alla chiesa, al convento ed al refettorio, si possono infatti notare nei muri dei tre edifici di cui sopra gli spazi lasciati dalla presenza delle travi di legno che coprivano il chiostro ;
la navata laterale destra della chiesa è stata sopraelevata; quella sinistra parzialmente demolita e sostituita con un edificio che ospitava il Comune di Tiglieto. Un tempo infatti il Comune di Tiglieto si identificava con la Badia, qui c'era il palazzo comunale, la scuola, l'ufficio postale.

GLI INTERVENTI DEL DOPOGUERRA

Molti danni alla chiesa sono stati procurati dai lavori di restauro intrapresi negli anni '50; nel "cercare il Medioevo", che era stato profondamente alterato dagli interventi seicenteschi, sono stati compiuti vari interventi:
sono state distrutte le volte laterali, sostituite da un tetto con travi a vista;
la pesante volta centrale, non più contrastata da quelle laterali, ha iniziato un processo di disgregazione che, all'inizio dei restauri, ha fatto temere per la stabilita dell'intero edificio;
tutti gli intonaci interni, fatta eccezione per la parte absidale, sono stati asportati, alla ricerca dei mattoni e delle pietre dell’edificio cistercense;
la facciata originaria (oggi abside - a lato nella foto) è stata notevolmente integrata con la ricostruzione delle originali monofore, si possono così notare i mattoni pieni posati negli anni '50 che contrastano con i mattoni più antichi.

LA SITUAZIONE PRIMA DELL'INIZIO DEI RESTAURI

Sala Capitolare prima dei restauri"L'interno della chiesa appare oggi in forme seicentesche, fortemente compromesse dalla ricerca delle pretese murature "a vista" dell’originaria costruzione; sono stati addirittura ricostruiti i volumi del transetto - distrutti a seguito dell’inversione facciata-abside, cui si e fatto cenno - con la conseguenza che quest'ultimo si trova oggi nella parte anteriore della chiesa, vicino alla facciata. All’inizio del 1998, la Provincia di Genova ha avviato il restauro delle tre parti, affidate in comodato al Comune di Tiglieto: la chiesa, con tutti i problemi manutentivi e statici di cui si è detto; la Sala Capitolare , splendido e pressoché intatto ambiente dell’originario convento; il chiostro, oggi ridotto ad un cortile quadrato, privo delle gallerie sostenute da colonnine. Dall’awio del restauro, in poi, si sono verificati almeno due eventi di importanza storica per Badia: il ritorno dei Cistercensi, che dal Convento di S. Bernardo alle Terme, in Roma, hanno manifestato la volontà di tornare ad operare a Badia, e già vi si sono installati nei mesi estivi; e l’interesse della Fondazione Cassa di Risparmio di Genova e Imperia, che ha già stanziato ottocento milioni per i restauri, consentendo di trasformare l’operazione di recupero - che si ipotizzava molto lenta e faticosa - in un'operazione con concrete prospettive di risultato, in tempi medio-brevi.A questi due eventi ne hanno fatto seguito altri: la Marchesa Salvago Raggi ha concesso in comodato anche una parte dell’ex Convento, da destinare ad abitazione dei Monaci Cistercensi, ed ha esteso la durata del comodato.I problemi da risolvere col restauro - oggi è in corso di ultimazione il rifacimento del tetto, con "focaccini" di cotto, ed il consolidamento della chiesa -saranno comunque notevoli e complessi: in primo luogo, occorrerà scegliere cosa conservare, e cosa buttare a mare, del "Restauro" degli anni '50.
Verosimilmente, si conserverà l’aspetto "medioevale" dell’esterno, che ha una forte dignità architettonica, nonostante le pesanti integrazioni (ma quale monumento medioevale non ne ha? Quasi tutto il Medioevo che vediamo, da Notre Dame di Parigi, alla Cattedrale di San Lorenzo, e monumenti minori, è frutto del medioevalismo ottocentesco), mentre l’interno verrà ripristinato secondo l’aspetto seicentesco, oggi prevalente, mediante la intonacatura di tutte le murature in mattone, e la conservazione della volta a botte della navata centrale.Tra l’altro, il ritorno dei Monaci obbligherà a tener conto delle loro esigenze di culto: una di queste - il ritorno all’originario orientamento dell’edificio con ingresso ad ovest, e presbiterio ad est - sarà quasi impossibile da attuare: la porta centrale dell’originaria facciata è stata infatti chiusa dall’abside della chiesa barocca; solo in parte sarà possibile garantire una maggior quantità di luce naturale all’interno, perché le monofore della navata centrale sono state chiuse dalla volta a botte, che e stata conservata. Certamente, confrontarsi con concrete esigenze di culto e di uso, sarà uno stimolo per tutti (progettisti e Soprintendenza in primo luogo, che non potranno limitarsi ad un restauro "accademico").Il ritorno dei Cistercensi ha obbligato la Provincia ad avviare con priorità il restauro della splendida Sala Capitolare, che diverrà il luogo dove i Monaci potranno officiare, in attesa del restauro della chiesa, che sarà verosimilmente molto più lungo. Il ritorno dei Monaci, si spera possa consentire di recuperare non soltanto il "Monumento" Badia, ma anche l’ambiente agricolo circostante, che proprio dall’opera dei Cistercensi - come è noto, fortemente impegnati nelle attività agricole - ha ricevuto la sua attuale conformazione."(1)

IL RESTAURO DELLE SALE "CAPITOLARE e ARMARIUM"

Venerdì 28 luglio 2000, alla presenza di numerose Autorità (il sindaco Valentino Abbondanza, il presidente della Provincia prof. Marta Vincenzi, il consigliere provinciale Alberto Pesce, due dei consiglieri della Fondazione Cassa di Risparmio di Genova e Imperia in rappresentanza del presidente prof. Vincenzo Lorenzelli, la proprietaria Camilla Salvago Raggi, il presidente dell'Ente Parco Beigua prof. Franchello, il vescovo di Acqui Terme mons. Livio Maritano con il parroco di Tiglieto don Carlo Pastorino e i diversi parroci della zona, alcuni Comandanti dell'Arma dei Carabinieri) si è svolta la manifestazione con la consegna dei locali restaurati da parte della Provincia di Genova al Comune di Tiglieto e all'Ordine Cistercense rappresentato dal priore della Badia, padre Giuseppe Gaffurini.Durante la manifestazioni si è esibito il Gruppo Vocale Tiglietese che ha eseguito alcuni pezzi del suo repertorio. Dopo la benedizione dei locali da parte del Vescovo ed il tradizionale taglio del nastro si sono potuti ammirare le sale restaurate: la sala Capitolare e la Sala Armarium. All'interno di quest'ultima, per tutto il mese di agosto 2000, è possibile visitare una mostra fotografica a cura di Pier Luigi Zaninetta. Il restauro ha anche riguardato:
il consolidamento statico ed il rifacimento delle coperture della chiesa
il ripristino dell'accesso ai piani superiori dove alloggiano i monaci
la ristrutturazione delle celle dei monaci
Per completezza riportiamo il bel volantino realizzato dalla Provincia di Genova, dove vengono illustrati i lavori eseguiti:
"La campagna di scavo preliminare al restauro dell'Armarium e della Sala Capitolare ha confermato che l'abbazia venne fondata su un terreno già frequentato dall'uomo.
La grossa opera di spianamento necessaria all'edificazione del complesso coinvolse un'area cimiteriale di cui ignoriamo l'estensione e - in assenza di reperti - la cronologia. In tutto sono state scavate dieci tombe. Cinque di esse erano localizzate dove poi sorse la sala capitolare, in prossimità dell'altare. Altre sei tombe, un poco distanziate dalla prime, sono state ritrovate sotto la parte occidentale del locale Armarium. Di esse, quattro presentano orientamento diverso dalle altre e, per quanto scavate nella nuda terra, una fossa di forma più articolata. Nonostante la pessima conservazione dei resti ossei e la pochezza in generale dei resti organici, vi sono elementi che fanno pensare alla presenza di casse lignee o quantomeno a coperture in assi e, proprio dalle differenze di forma e disposizione, si può arguire un utilizzo cimiteriale prolungato nel tempo.
L'ambito culturale di queste sepolture sembra riferirsi ancora al Medioevo e potrebbe non precedere di molto l'impianto della Badia.
I perimetrali del corpo abbaziale furono successivamente disposti in base ad un diverso orientamento, che non tiene conto di queste preesistenze. La fabbrica denuncia tempi di esecuzione diversi, legati forse a ripensamenti nel progetto: il muro ovest, affacciato sul chiostro, fu la prima struttura edificata. Si è riscontrato che esso si legava perpendicolarmente ad un troncone di muro, ben presto tuttavia rasato e sepolto sotto il definitivo impianto di sala Capitolare.
Edificati anche gli altri muri limitrofi, si procedette alla sistemazione tanto della Sala del Capitolo, quanto dell'Armarium. Entrambi avevano una pavimentazione in cocciopesto. In Armarium essa è apparsa per intero - sebbene sgretolata e sconnessa - sotto i livelli di accumulo dovuti a successive ristrutturazioni dell'elevato. In Sala Capitolare, lavori successivi ne avevano provocato la perdita: lungo le pareti restavano però i resti dei muretti di mattoni che profilavano i sedili dei monaci.

A partire da questo punto la storia degli scavi è storia delle modifiche che gli ambienti subirono nei secoli: trasformazioni delle coperture, dgeli elevati ed in generale della destinazione d'uso. Aperture di soglie, scavo di canali di scolo. In particolare, nel corso del nostro intervento, è stato curioso il ritrovamento in locale Armarium di numerosissime (almeno una sessantina) buche di asportazione di pali del diametro di non più di sei - sette centimetri, indizio, forse, di impalcature per ristrutturazioni interne ( tre - quattrocentesche?). Le informazioni su interventi più tardi vanno desunte dalle relazioni di scavo di chi ci ha preceduto.

Si tratta degli ambienti che meno hanno risentito degli interventi di ristrutturazione che, nel 1600, hanno interessato tutto il complesso, in particolare la Chiesa di S.Maria e l'ex convento adibito ad abitazione nobiliare.

Scorcio sala CapitolareQuesta sostanziale persistenza delle caratteristiche "medievali" ha salvaguardato i due ambienti anche dagli interventi di restauro effettuati negli anni '50 del nostro secolo: interventi volti a ricercare, appunto, "il Medioevo", che hanno interessato soprattutto la Chiesa, stravolgendone le acquisite caratteristiche barocche.
Le due Sale presentavano vistosi problemi di umidità di risalita nelle murature principali, con conseguente degrado degli intonaci; le aperture erano state in gran parte tamponate; il livello originale del pavimento era stato rialzato di circa cm. 50; la Sala Armarium era stata divisa in tre parti, mediante due tramezze in corrispondenza dei costoloni in mattoni.
Il restauro ha riguardato:
L'abbassamento del pavimento, che ha consentito di recuperare l'originaria spazialità dei due vani. Nel corso degli scavi è stata accertata l'esistenza di differenti starti di pavimentazione, tra cui quello roiginario in cocciopesto. Inoltre, sono stae rinvenute una decina di tombe di una sottostante necropoli le cui differenze di forma e disposizione possono far arguire un utilizzo cimiteriale prolungato nel tempo. L'ambito culturale di queste sepolture sembra riferirsi ancora al Medioevo e potrebbe non precedere di molto l'impianto della Badia.
La demolizione delle due tramezze che avevano suddiviso la Sala Armarium.
Il consolidamento di una colonna della Sala Capitolare.
L'apertura e ricomposizione della facciata verso il Chiostro.
La pulitura di tutti i materiali lapidei, la sistemazione degli intonaci, la pulizia dei costoloni in mattoni, le tinteggiature.
Gli impianti tecnologici (riscaldamento, illuminazione, audio).
La costruzione della scala esterna per l'accesso agli alloggi dei Monaci.
Gli uffici e gli arredi.