Badia Cistercense di Tiglieto: indagini archeologiche

    articolo pubblicato su Il Foglio numero 2/2004

    Con la recente conclusione del terzo lotto di lavori di scavo archeologico presso la Badia di Tiglieto, legati al restauro del complesso, diretto dall'architetto P. Franzese, si è deciso di fornire una serie di preliminari notizie sulle indagini. Gli scavi, diretti dalla dottoressa P. Melli, archeologo direttore della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Liguria, sono stati realizzati, a più riprese, tra Agosto 1999 e Febbraio 2004, dalle ditte "Società Lombarda di Archeologia" di Milano e "Aran Progetti" di Genova. I dati di scavo, anche in questa preliminare fase di analisi, consentono di integrare ed ampliare le conoscenze sul sito fornite dai lavori della seconda metà del XX secolo.


    Gli scavi del 1999
    In relazione ai lavori di restauro della sala Capitolare e della attigua sala Armarium tra Agosto e Dicembre 1999 si sono svolte indagini archeologiche nei locali del complesso medievale: è stata indagata prima una limitata porzione del chiostro e successivamente lo scavo si è esteso ai due ampi locali del corpo di fabbrica occidentale della Badia. I dati acquisiti, uniti alla puntuale analisi del complesso realizzata negli anni '90 dalla dottoressa Vassallo, hanno consentito avviare una serie di calibrature delle datazioni delle fasi edilizie del complesso fornite dagli ormai datati lavori dell'immediato secondo dopoguerra.
    Le preesistenze
    Un dato inedito riguarda la possibilità, fornita dallo scavo archeologico, di documentare la frequentazione del sito precedentemente alla costruzione della badia cistercense. Una delle novità più rilevanti venuta alla luce nel corso degli scavi è senza dubbio la presenza di una necropoli preesistente all'impianto dell'edificio medievale: in queste indagini sono state portate alla luce undici tombe. Si tratta di fosse profonde circa un metro in cui non sempre è stato possibile documentare in tato gli scheletri: in alcuni casi le ossa erano state volutamente asportate in antico (durante i lavori per la costruzione delle murature della badia medievale?) mentre in altre fosse la condizione di conservazione, forse a causa delle caratteristiche del terreno, era pessima e dell'inumato non restava che una labile traccia di materiale organico. Gli scheletri documentati appartenevano ad individui adulti, deposti in posizione supina e privi di elementi di corredo; l'assenza di materiali datanti nei riempimenti delle fosse e negli strati interessati dalle sepolture rende quindi difficile datare con precisione questo cimitero: sono in corso di realizzazione alcune analisi al radiocarbonio mirate ad ottenere indicazioni cronologiche sufficienti a collocare nel tempo questa necropoli. L'unico dato sicuro è l'anteriorità delle tombe rispetto alle murature dell'abbazia medievale: due sepolture sono state in parte asportate in antico durante la realizzazione delle fondazioni delle colonne che scandiscono la sala Capitolare. Questa fase cimiteriale pre-cistercense potrebbe essere organizzata in strisce di sepolture orientale diversamente orientale i senso Nord/Ovest-Sud/Est, sopra alle ossa dell'inumato, è presente una sottile lente di materiale organico (legno?) sistemato a strisce parallele.

    L'abbazia cistercense: Sala Capitolare e Armarium
    Gli strati successivi alle sepolture evidenziano la frequentazione dell'area per la costruzione del complesso cistercense: sono stati però individuati, sebbene in limitate porzioni, resti di murature precedenti alla attuale sistemazione planimetrica degli spazi; alcune di queste strutture sono state inglobate nella fabbrica abbaziale mentre altre risultavano rasate al livello della fondazione.
    L'Armarium, nella sua più antica fase, era pavimentato in cocciopesto conservatesi, sebbene con alcune lacune, per buona parte della superficie; i numerosi interventi di ristrutturazione di cui è stata in seguito oggetto la Sala Capitolare avevano invece asportato quasi completamente la pavimentazione più antica: anche lì restavano alcune tracce di cocciopesto adese ad un cordolo di mattoni che correva lungo i perimetrali e presso le fondazioni delle quattro colonne che scandiscono lo spazio interno alla sala. 
    Le modifiche quattrocentesche
    La prima grande ristrutturazione del complesso documentata dall'indagine archeologica riguarda un notevole intervento edilizio testimoniato nell''Armarium da una serie di buche da palo che intaccavano in parte il cocciopesto dopo che la stanza era stata frazionata in due locali con la realizzazione di una tramezza divisoria presumibilmente lignea. Fra i reperti individuati spiccano alcuni frammenti di vetro da finestra: il cantiere medievale termina, in questo vano, con la stesura di un pavimento in mattoni e non si esclude che i lavori di risistemazione abbiano interessato anche le copertura della stanza.
    Il medesimo intervento edilizio potrebbe corrispondere, all'interno della sala Capitolare, alla asportazione del vecchio cocciopesto per la posa di un livello in mattoni sistemati a "spina pesce". Anche il nuovo pavimento della grande sala voltata a crociera è delimitato da un cordolo in mattoni a circa un metro dai muri forse in relazione alla sistemazione di un elemento ligneo appoggiato contro le pareti (sedili?).

    Gli interventi del XVI secolo.
    Numerose sono le successive manomissioni che i due vani subiscono nel tempo: è suggestiva l'ipotesi che il rifacimento e la nuova sopraelevazione del pavimento dell'Armarium si leghi agli eventi bellici della seconda metà del XVI (l'assedio del Duca di Mantova all'abbazia): il nuovo pavimento è infatti realizzato in grossi ciottoli di fiume e riutilizza numerosi elementi decorativi in marmo presumibilmente provenienti dalla spoliazione del chiostro medievale; alcune nicchie presenti nei muri medievali vengono in questa fase riadattate per ottenere delle ferritoie. Nella Sala Capitolare l'analisi della muratura dell'altare seicentesco, addossato alla parete meridionale della sala, lascia supporre la presenza di un altare preesistente forse in relazione con l'oratorio della Confraternita di San Bernardo che, dopo la soppressione del convento e prima del 1650, scelse come luogo di riunione l'antica sala voltata. 
    I rifacimenti legati alla proprietà Raggi
    II più massiccio intervento edilizio che interessa i due locali è relativo alle modifiche apportate dalla famiglia Raggi a partire dalla seconda metà del XVII secolo. Il pavimento della sala Capitolare viene rialzato di circa 50 centimetri con un potente livello di macerie; nell'Armarium ad un ulteriore rialzamento della quota pavimentale fa seguito anche il moderno frazionamento del locale con la costruzione di 2 tramezze in mattoni che ricavano due vani minori ai lati di un corridoio centrale verso la sala Capitolare. 
    Il Chiostro
    Nel sondaggio, realizzato in adiacenza al perimetrale Ovest della Sala Capitolare, non sono state individuate evidenze archeologiche precedenti alle strutture del complesso monastico. È stato possibile documentare quattro sepolture, a due a due sovrapposte, in posizione privilegiata ed in uso con l'edifìcio medievale; le tombe, con struttura rettangolare, erano state violate in antico. Le due strutture più antiche, in laterizi, erano coperte da lastre di pietra locale. In occasione delle successive inumazioni sono state costruite due strutture di identiche dimensioni sovrapposte alle prime: anche queste sepolture sono state nei secoli successivi violate con asportazioni che hanno in parte asportato il più antico piano pavimentale in mattoni del chiostro. Le tombe documentate nel chiostro possono essere associate a quelle rinvenute durante i restauri del secondo dopoguerra contro al perimetrale Sud della chiesa. Gli elementi di datazione sono forniti da quattro fìbbie in bronzo del tipo documentato in tutta Italia tra il XIII ed il XIV secolo. E stato infine portato alla luce parte del muro di delimitazione interna del deambulacro del chiostro che pavimentato a mattoni, era già stato individuato dalle indagini degli anni '50. Una preliminare notizia per quanto riguarda la prima campagna di scavo è stata fornita nel volume "Archeologia dei pellegrinaggi" edito dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Liguria a cui hanno fatto seguito alcuni brevi articoli all'interno del volume monografico "Badia 1120 -2001 ... la storia ricomincia" edito nella collana dei "Quaderni delle valli Olba e Stura;

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