A proposito del restauro di Badia

    di Michelangelo Pesce
    Articolo tratto dal numero 3 del 2000 de Il Foglio


    II 28 luglio è stata inaugurata la Sala Capitolare e la sala Armarium dell’Abbazia di Tiglieto. E’ il primo stralcio di lavori portati a compimento del più vasto restauro dell’intero complesso Cistercense di Tiglieto. I restauri sono stati promossi dalla Provincia di Genova, (che li ha fortemente voluti, avvalendosi del sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Genova e Imperia,) grazie al comodato precedentemente stipulato tra la proprietà, (la marchesa Camilla Salvago Raggi) ed il comune di Tiglieto. Progettista e direttore dei lavori l’architetto Pierpaolo Franzese al quale ci è parso opportuno porre alcune domande inerenti proprio il lavoro recentemente concluso.

    Chi è l’architetto Franzese? 
    Un professionista che ha avuto la grande fortuna e il grande onore di entrare in contatto con la meravigliosa realtà di Badia. E con la collaborazione degli altri professionisti ingegneri ed architetti che compongono lo STUDIO STELLA FRANZESE E ASSOCIATI si è dedicato al restauro del primo insediamento cistercense in Italia.

    Quando e perché é arrivato a contatto della Badia di Tiglieto? 
    Quando lo studio al quale appartengo è stato contattato dalla Provincia di Genova per progettare un intervento di consolidamento statico e di restauro delle coperture della chiesa. Sono ormai trascorsi più di tre anni da quando, insieme all’ing. Giorgio Stella, abbiamo tracciato le prime linee guida dell’intera opera di restauro.

    Dal punto di vista professionale e da quello umano, quali sono le emozioni più significative che ha provato nel corso dei lavori? Operare su un monumento storicamente unico per la sua importanza ha richiesto un profondo impegno sia sul piano progettuale che su quello direttivo. Il tutto accompagnato da un coinvolgimento emotivo immenso legato al fascino del luogo che ha conservato intatta la sua naturale bellezza, all’importanza dei nove secoli di storia del complesso monumentale ed alla semplicità della gente del posto che mi è entrata nel cuore.

    Quale soluzione architettonica E’ la costante valutazione e visione di insieme dell’opera che siamo andati a realizzare che ha comportato uno sforzo maggiore. Ogni singola soluzione adottata è stata frutto di un’elaborazione di una grande quantità di dati: molti raccolti tra gli scaffali di diversi archivi, altri colti sul posto a diretto contatto con ogni singolo elemento della costruzione ed altri ancora, ricevuti ascoltando le memorie storiche dei tanti frequentatori di Badia e le preziose esperienze di coloro che hanno operato direttamente nel cantiere.

    Nel corso dei lavori vi sono state decisioni, che con il senno di poi, oggi eviterebbe di prendere?
    No, ogni scelta ed ogni decisione appartengono al momento in cui sono state prese e non possono prescindere dalle condizioni tecniche, economiche e politiche al contorno.

    Nel corso dei lavori si sono verificate scoperte e conferme sulla storia di Badia? 
    Nel corso dei lavori di restauro della sala capitolare hanno operato due società di archeologia che sotto la direzione della Soprintendenza hanno portato alla luce elementi e dati importanti sia sotto il profilo storico che architettonico. Per questo argomento bisognerebbe dedicare uno spazio a parte in modo da portare a conoscenza del pubblico tutti i dati emersi dalle due campagne di scavo.

    Il corpo aggiunto della scala è l’inserimento più audace o almeno più nuovo dell’intero complesso monumentale. Ne è soddisfatto?E come l’ha pensato? 
    In origine lo scalone di accesso al monastero, che si trovava nella posizione attuale, partiva all’interno di una grande sala a pianta quadrangolare voltata con destinazione d’uso a sacrestia e collegata alla chiesa attraverso l’abside conclusiva della navata laterale sud. Oggi questi volumi e questi collegamenti si sono persi con le varie trasformazioni subite dal complesso monumentale nel corso dei secoli. La soluzione adottata nasce, quindi, da una precisa esigenza creare un percorso protetto in modo tale da permettere ai monaci di spostarsi liberamente dal monastero al chiostro e da questo chiesa. Nel progettare questo nuovo volume le intenzioni sono state quelle di dargli un aspetto semplice e lineare che non emergesse dal contesto e contemporaneamente si potesse leggerne la moderna realizzazione. Ora che è stato realizzato la mia soddisfazione sta tutta nell’apprezzamento di coloro che lo abitano e di quanti l’hanno visitato.

    La sala capitolare, a restauro ultimato, è stata definita un gioiello. Concorda? 
    Sono soddisfatto del risultato ottenuto, soprattutto per essere riuscito, grazie ai dati significativi emersi dagli scavi, a ridonare ai locali le loro originali proporzioni. Le nuove quote delle pavimentazioni e la particolare sopraelevazione del pavimento in corrispondenza della seduta valorizzano il già prezioso gioiello che tutti oggi possiamo ammirare.

    Dove pone la Badia di Tiglieto nel panorama artistico della Liguria? 
    Ad un posto di assoluto rilievo per importanza storica.

    L’intero paese di Tiglieto, l’intera valle, si aspettano anche un ritorno economico (almeno dal punto di vista turistico) da Badia. Lo ritiene possibile e come? 
    Credo che il ritorno dei monaci, la ripresa dell’attività monastica e il completamento delle opere di restauro costituiranno un forte richiamo ed una attrazione di portata internazionale e pertanto è auspicabile un incremento dell’attività turistica della valle. Un dato significativo sono i circa tremila visitatori contati nel mese di agosto di quest’anno con l’apertura al pubblico della sola Sala Capitolare.

    Come vede la continuazione e la realizzazione totale d restauro di Badia? 
    Con 1’insediamento ufficiale della comunità dei monaci all’interno del complesso credo che tutto sarà più semplice. Porteranno con sé la loro cultura e la loro grande esperienza che ritengo determinanti nella continuazione e nel completamento dell’opera di restauro iniziata.

    Forse il futuro è davvero iniziato. Pare che una macchina fantastica abbia preso a muoversi svegliando da un antico sonno le stanche mura di Badia. Vorremmo davvero che a Badia si compisse il miracolo della trasformazione nel solco della continuità perché non ci sentiamo di vederla diversa da come l’abbiamo conosciuta, avvertendo allo stesso tempo l’esigenza di una necessaria trasformazione. Ma questo miracolo spetta agli uomini.

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