Intervista con la rappresentante della Soprintendenza

    Articolo tratto dal numero 4 del 2000 de Il Foglio
    Intervista alla Dott.ssa PIERA MELLI della Soprintendenza ai Beni Archeologici della Liguria sul ruolo dell'archeologia nella ricostruzione della storia di Badia

    1. E' possibile scrivere la storia di Badia attraverso i reperti archeologici? 
    Come tutti i complessi monumentali durati in uso dei secoli anche Badia conserva nelle sue murature e sotto le pavimentazioni attuali, come abbiamo dimostrato, la traccia degli eventi e delle azioni umane che nel tempo hanno contribuito a formare la sua fisionomia attuale. 
    Le tecniche dell’indagine archeologica, che non consiste solo nello scavo, ma anche nella lettura stratigrafica degli elevati, nello studio dei reperti, nelle analisi dei materiali e dell’ambiente circostante, sono indispensabili insieme allo studio dei documenti, a ricostruire la storia.

    2. La Soprintendenza ha gia condotto ricerche in tal senso?
    La Soprintendenza Archeologica della Liguria è stata coinvolta dalla Provincia di Genova, dapprima per la documentazione di emergenza di alcune sepolture messe in luce nel chiostro e successivamente per 1’indagine archeologica preventiva nei locali allora in corso di restauro: l'Armarium e la sala capitolare.

    3. Quali risultati sono stati ottenuti?
    Nell’area del chiostro, esplorato solo in parte, oltre alle tombe che ho citato, già parzialmente violate in epoca precedente, inquadrabili preliminarmente tra XIII e XIV secolo, si sono messi in luce tratti delle murature dell’ambulacro, purtroppo già intaccate, senza corretta documentazione nel corso dei lavori di ristrutturazione intrapresi nel dopoguerra. 
    Nei due locali interni lo scavo ha restituito dati molto interessanti circa le varie fasi di vita del complesso, la sequenza edilizia, la successione delle pavimentazioni approntate nel tempo e dei piani di cantiere insieme ad altri elementi muratura come i seggi dei monaci, l’altare, canali di drenaggio. Oltre che importanti tasselli per la ricostruzione della storia dell’edificio, questi dati si sono rivelati indispensabili per la corretta progettazione del restauro dei vani, nel rispetto filologico dell’assetto antico. Preziosi elementi di novità, il cui studio dovrà essere ancora approfondito, derivano infine dalla scoperta di un’area cimiteriale anteriore all’impianto dell’Abbazia, dove si sono indagate undici fosse in nuda terra, al disotto dei piani pavimentali.

    4. E' quindi possibile che l’indagine archeologia metta in luce tracce della storia anteriori al 1120, cioè all’arrivo dei monaci cistercensi?
    Certamente la scoperta dell’area cimiteriale dimostra 1’esistenza di un nucleo insediativo anteriore all’arrivo dei cistercensi - quanto meno - prima della costruzione ,dell’abbazia. Sarebbe interessante poter ricollegare questi ritrovamenti all’esistenza di una comunità benedettina ipotizzata da alcuni studiosi. 
    Purtroppo al momento, in assenza di materiali di corredo, non disponiamo di precisi elementi di datazione, che speriamo di ricavare dalle analisi radiocarboniche dei resti organici. Queste saranno intraprese non appena potremo disporre dei fondi necessari.

    5. In geologia esistono i fossili guida; anche l’archeologia dispone di reperti che contribuiscono a ricostruire la sto ria di monumenti?
    In archeologia "fossile- guida" per eccellenza è la ceramica, per la quale esistono seriazioni cronologiche, per alcuni periodi molto precise, ma molti altri materiali offrono possibilità di confronto e datazione, senza dimenticare naturalmente le possibilità aperte da altre analisi (radiocarboniche, dendrocronologiche, etc).

    6. Ci sarà sicuramente un programma anche per il futuro. 
    Speriamo di poter proseguire le indagini archeologiche preventive nelle parti dell’edificio per le quali sono in programma interventi di restauro o sistemazione, la chiesa e il chiostro. 
    Sarebbe importante poter estendere la ricerca anche all’ambiente circostante dove si sviluppò l’attività dei monaci, ma è opportuno procedere per fasi, con progetti realizzabili. Le scoperte nella Badia, già di per sé importanti, offriranno certo lo spunto per approfondire lo studio del territorio.

    7. Si ritiene che l’antico nome di Tiglieto "Civitacula" sia di origine romana. Sarà possibile in avvenire mettere in luce questa fase della storia del territorio. 
    Non si può escludere che la zona di Tiglieto così come altre del fertile entroterra savonese, ricco di acque e risorse naturali possa restituire in futuro prove di un suo sfruttamento in epoca romana. Indizi di popolamento in età repubblicana sono offerti da ritrovamenti di anfore nell’area del Beigua e lo stesso toponimo Urbe sembra avvalorare 1’ipotesi di una frequentazione non sporadica di questi luoghi anche in periodi più antichi di quanto sinora noto.

    8. E’ pensabile che con i frutti della ricerca della Soprintendenza si possa istituire in loco un "Museo Archeologico" che racconti ai visitatori, con l’aiuto di reperti, la storia di Badia?
    Certamente sarebbe opportuno illustrare agli abitanti del comune e al pubblico che frequenta, sempre più numeroso, la Badia i risultati delle ricerche e la storia dei restauri, possibilmente in un’esposizione permanente, che possa essere aggiornata nel tempo ed integri la visita del suggestivo complesso. La Soprintendenza è evidentemente disponibile a collaborare per la sua realizzazione. Nel frattempo, una scheda sui primi risultati degli scavi, a cura di Fabrizio Geltrudini ed Eleonora Torre, due degli archeologi che hanno lavorato a Badia, e in corso di pubblicazione in un volume curato dalla Soprintendenza, dal titolo "Archeologia dei Pellegrinaggi".

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